Lux Suprema Lex

“Divom empta cante
Divom Deo supplicate…” (Carmen Saliare, 1)
“Enos Lases iuvate…”      (Carmen Arvale, 1)

La Luce è la Suprema Legge.
Si tratta, qui, della Luce principiale, quella di cui parla il libro della Genesi (1:3). Il primo atto creativo, mediante il quale la Luce inaugura e feconda il cosmo, è infatti anche il primo – e in quanto tale, il sommo – atto legislativo, perché volge all’ordine il caos primordiale.
Questa è la Luce del Fuoco Bianco, cuore pulsante dell’Universo, di cui dà testimonianza l’araldo divino Zarathushtra e che viene assunta come “polo” cultuale, per volere di Numa, nel tempio di Vesta, custodito dalle vergini sacrate. Luce creata e creante (di lei sono intessute le fibre della Creazione archetipa, secondo il piano divino, e non a caso l’antico genio luminoso del Latium, Giano, viene invocato come Pater matutinus), è pure Parola (Gv. 1,5), ovvero vettore/significato del moto universale.
Per rintracciare, riunire, celebrare i raggi di questa Luce (che è Intelletto d’Amore) nella preistoria e nella storia della nostra penisola, si è formato il R.F.I., i cui lavori mirano a recuperare e riattivare i simboli italici del Sacro, oltre che a effondere riverenza per gli antenati noti e ignoti che qui lavorarono, nelle minute attività di ogni giorno o nelle sfere dell’arte e del pensiero, per quella Luce.

Il Rito Filosofico Italiano (R.F.I.), fondato nel 1909, si propose fin dagli esordi come un corpo rituale massonico che veicolava un arcano e intendeva risvegliare l’idea-forza di Roma “caput mundi”, nella forma utopica mazziniana della “Terza Roma” universale (che avrebbe dovuto fungere da faro di pace e di spiritualità eclettica), dopo quella dei Cesari e quella dei Papi, l’una e l’altra da non da rigettare, bensì da “distillare” con intelletto d’amore nelle loro migliori valenze spirituali, etiche e civili, affinché potessero concorrere alla edificazione della nuova Utopia capitolina. .

Una vicenda iniziatica nella quale spiccano le figure di Amedeo Rocco Armentano, che era considerato l’emissario di un antico lignaggio pitagorico, e del suo diretto discepolo Arturo Reghini, matematico, filosofo e filologo, nonché quella di Edoardo Frosini, entusiasta – ma non sempre efficace – animatore del Rito. Frosini ebbe peraltro un merito indiscutibile, quello di eleggere a “nume” tutelare del R.F.I. la nobile figura di Quirico Filopanti: a lui venne intitolata la Loggia bolognese del Rito e a certe intuizioni, incastonate nei suoi scritti talora anche bizzarri, si abbeverò l’intero gruppo nei propri lavori. Questa scelta preservò il R.F.I. dalle propensioni neo-pagane del Reghini, il quale abbandonò il gruppo dopo breve tempo. Non per questo venne meno, nel R.F.I., l’interesse a custodire e tramandare la antiquissima Italorum sapientia .
Ai tre personaggi citati si affiancò un manipolo di pionieri, sparsi sul territorio nazionale.
Il R.F.I. costituì a suo modo un’espressione del nostro post-Risorgimento, e gli italiani che ne fecero parte ricominciarono a sognare e ad operare per il risveglio della antiquissima Italorum sapientia.
Le interferenze “politiche” nel Rito in quegli anni, insieme con le diatribe interne, ne costituirono certamente il limite storico: d’altronde, il gruppo si formò nella Firenze di Papini e Prezzolini, sotto l’influsso, cioè, di una cultura nazionalista estranea all’universalismo massonico. Da simili ipoteche è invece libero l’attuale Rito Filosofico Italiano (“risvegliato” alle nonae del Novembre 1999), che esplora le valenze spirituali delle antiche tradizioni italiche, anche pre-romane, e si richiama in primis alle idee del platonismo cristiano dell’Accademia di Marsilio Ficino. Il Rito è scevro da qualsiasi concessione “neo-pagana”. Nel Preambolo alla “Regola”, si legge:

Il Rito Filosofico Italiano, fondato nel 1909 e restaurato nel 1999 alle nonae di Novembre, rappresenta uno dei più consistenti poli tradizionali della vera  Massoneria e attinge, in primis, alla universalità della tradizione italica. Questa, nata dalle più arcane fonti del Sacro (in particolare quella januale, incarnata dal sabino re Numa, ma anche quelle villanoviane, etrusche, sannite, ecc.), sfocia – ricevuti gli apporti delle correnti pitagorica ed ermetica, a loro volta influenzate dalle spiritualità di Persia ed Egitto – nel grande mare di luce della Roma cristiana. Nella Città capitolina la nuova dottrina di vita si espresse in diverse forme, anche in quel filone che – presente in pensatori molto diversi tra loro, quali Valentino e Giustino – si sarebbe manifestato nel “platonismo cristiano” rinascimentale di cui fu araldo Marsilio Ficino: all’Accademia neoplatonica fiorentina si richiama specificamente il R.F.I., che a Firenze del resto nacque e che a Torino, nel 1973, iniziò a recuperare l’impronta cristiana con il novello manifesto del Rito incluso nel quaderno Bet-Lehem”.

Il Rito Filosofico Italiano conferisce oggi i seguenti gradi:

Maestro dei Dieci (IV)
Cavaliere della Rosa+Croce Italica (V)
Custode della Grande Opera (VI),
Conte [Comes] (VII).

Annunci